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I danni dell'alluvioneFirenze, fra le tante, fu solo la più duramente colpita. Furono sommersi il Veneto e il Friuli, il Polesine e in Trentino, con tutte le loro campagne. Ma sarà il capoluogo toscano a imporsi come simbolo della disgrazia, ma soprattutto della solidarietà incredibile che fu capace di scatenare. E chissà se oggi, nelle stesse condizioni, la risposta popolare sarebbe ancora la stessa. Certo è che i fiorentini, come è proprio della loro natura, furono capaci di ironizzare anche sulla tragedia. 'Icché si fa oggi? Sci d'acqua? dirà lo storico Perozzi in "Amici miei atto II" monumento alla fiorentinità colpita duramente dall'alluvione, che arriva anche sulla pellicola di Mario Monicelli. Numeri pazzeschi quelli dell'alluvione in Toscana, dove in meno di 24 ore le precipitazioni ammontarono a oltre 190 millimetri d'acqua, su una media annua che ne contava 921. Dopo il diluvioMalgrado l'entità della devastazione, il bilancio finale non è altrettanto sconvolgente: il numero delle vittime appare relativamente ridotto, fermo a trentacinque (di cui diciassette a Firenze e diciotto in provincia): fortunatamente, il fatto che il 4 novembre fosse un giorno di festa nazionale ha contribuito a sottrarre dalle strade un gran numero di persone che altrimenti, in una qualsiasi giornata lavorativa, sarebbero state in balia della furia distruttrice dell'acqua. Ciò non toglie che il sistema dei soccorsi non ha saputo assecondare questa fortuita circostanza, ed anzi la mancanza di una struttura centralizzata che organizzasse gli interventi ha contribuito a complicare la situazione, senza riuscire a realizzare una completa mobilitazione dell'esercito. D'altra parte, la massiccia adesione di volontari ha in un certo senso posto le basi per la creazione di un organo di assistenza concretizzatosi poi nella Protezione Civile. |
La solidaritàSe c'è una cosa, oltre all'acqua, che Firenze ricorderà di quel terribile novembre del 1966, è la solidarietà capace di arrivare da ogni luogo del mondo. I bagnini della Versilia, che più tardi entreranno negli sketch di comici famosi, arrivano con pattini e gommoni per dare il proprio aiuto. Intanto l'Arno continua la sua corsa, invadendo quelle campagne sino a quel momento scampate. Ma l'alluvione di Firenze sarà, in qualche modo, anche l'occasione di riscatto per i giovani ribelli di tutta Italia: perché se ragazzi vestiti in modo buffo arriveranno da tutto il mondo in soccorso della popolazione ma soprattutto del patrimonio artistico rovinato dalla piena in Italia saranno soprattutto i 'fricchettoni' pronti alla rivolta quegli 'angeli del fango' che per giorni, instancabilmente, si riuniranno in lunghissime catene umane per salvare dalla melma i preziosi volumi della Biblioteca Nazionale, o le tele del museo degli Uffizi. L'aiuto degli angeli del fangoArrivato finalmente anche l'esercito, ci si accorge ben presto che la situazione disperata richiede ancora più braccia, mezzi e fondi di quelli a disposizione. Tutto il mondo è in apprensione per i tesori che Firenze custodisce, perciò da tutta Europa come dall'America si raccoglie senza esitare il silenzioso appello alla mobilitazione, fino a formare una commovente, immensa catena di solidarietà. La sensibilità dei facoltosi benefattori riuniti nel CRAI, il comitato per il salvataggio dell'arte italiana sorto con il patrocinio di Ted e Jacqueline Kennedy, assicura il necessario sostegno economico. Spontaneamente, convergono in città migliaia di volontari che si dedicheranno per mesi, senza soste, ad un'opera di recupero senza precedenti e, per il loro determinante contributo al salvataggio del patrimonio artistico fiorentino, verranno successivamente battezzati gli angeli del fango. |