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PostHeaderIcon Firenze Alluvione venerdi 4 novembre 1966 ore 7:29

La mattina del 4 sono uscita di casa. Volevo andare a prendere il caffè. Il marito di Lidia m'ha detto: "O dove andate? Non vedete che c'è l'acqua dell'Arno? ". " Sie, l'acqua dell'Arno! ". E sono uscita lo stesso. L'acqua c'era davvero.

 

È andata via la luce e allora ho dovuto smettere di preparare le pizze e i bomboloni. Frattanto mio marito portava la merce pronta ai clienti. La luce d'un tratto è ritornata, poi è andata via di nuovo. Io approfittavo di questo va e vieni per continuare a cuocere. E mio marito continuava a portare bomboloni.

 

Mio marito aveva il raffreddore e doveva andare in caserma. "Non andare — gli ho detto — stai a letto". Mi alzo e non c'è la luce. Ritorno sotto le lenzuola. Firenze non mi piace più.

 

Il 4 mattina mi sveglio, faccio colazione, mi cambio e scendo in strada per venire al negozio. Sto all'Isolotto, via Antonio Cicero. Arrivo alla fermata dell'autobus e mi tocca aspettare. E pioveva! Dopo un po' di tempo una donna che passava mi fa: O icché l'aspetta? L'autobus, fo io. L'autobus?, fa lei, e per andare dove? Per andare a bottega. E non va mica l'autobus. No?, e perché un va? E lei: Il ponte alla Vittoria l'è chiuso, sembra abbia dato di fori l'Arno. E dico, dentro di me: E l'è un bel lavoro! E decido di andare a piedi. Ma dopo un po' arriva l'acqua, trenta quaranta centimetri. Non andavo avanti. Mi sono infangato tutto. E dissi: Si starà a vedere. E tornai a casa. Chi diceva una cosa, chi ne diceva un'altra. Il 5 e dico a i' mio figliolo. Senti, passa da bottega a vedere se è successo qualcosa. E dicevano che l'acqua era entrata dappertutto, perfino nelle case, e quindi mi preoccu-pavo. La sera, i' mio figliolo ritorna e dice: Stai tranquillo, il bandone era naturale e abbassato. Meno male, pensai, anche se c'è entrata un po' d'acqua, la si leva. La mattina di domenica, parto e vengo a bottega. Le strade erano piene di melma, di tronchi d'albero. Arrivo davanti alla mi' bottega e vedo il bandone naturale. Allora lo tiro su. Che momento! Mi sono portato la mano alla fronte e ho detto a voce alta: Poero Busi, che cenciata t'hai preso! Cornici rotte, fango, il bancone di traverso, la sega spezzata, i quadri pieni di nafta. Madonna! Ero disperato. E un mi vergogno a dirlo: Ho pianto. Un uomo della mia età! Mangiavo tranquillo fino alla chiusura della vita con la clientela bona che ho, e tutt'a un tratto... Ma mi sono rimboccato le maniche subito. Ho levato tutta la mota. Anche questa bottega dove lavoro adesso era piena di mota. Ho levato anche lei. Doppia mota! O il magazzino? La piena ha scardinato la porta. Venga a vedere. Ecco, guardi qui. E sembra d'essere in un bagno! Quando ho visto com'era i' magazzino, m'è venuta voglia di morire. Ma mi sono detto: Un voglio mica morire come un bischero! Ho fatto la guerra sul Piave, e sono tornato. Mah, guardi, l'acqua batteva sul soffitto. Quando secca casca tutto l'intonaco. M'hanno detto che sono stato un uomo ammirevole. Ho denunziato due milioni di danni. E sono quattro, ma tanto non mi danno nulla. Intendiamoci, se me li danno e li prendo volentieri. Mentre pulivo venne un signore: Mi vide in una condizione! E mi fa: Che è sua questa bottega? Sì, fo io. Piangevo ancora. Ha pulito la bottega tutta lei? Sì, ho pianto tanto, sa, ma ora che ho smesso, voglio un po' ridere. S'offende, mi fa lui, se le offro un caffè? No, no, aspetti che chiudo bottega. E vo. A un certo punto, mi dà due biglietti da diecimila. Sono per lei e con tanti auguri. Se lo ritrovo gli dò un bacio!

 

Giovedì rientro dal lavoro e mia figlia mi dice: " Piove, babbo ". E lascia piovere, rispondo!

 
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