Vanna Piacentini Caldei, piazza Santa Croce

piazza Santa Croce
piazza Santa Croce

Telefono ai miei cognati. Li informo. ” Ma sei pazza! “, rispondono. Abitano nel viale dei Mille.

Elio: Cerca di rintracciare tuo fratello, è per la macchina, visto che il negozio è bell’andato “. Ritornata in cucina vedo l’acqua che lambisce il davanzale.

piazza Santa Croce

Passavano tronchi lunghissimi. Avevo paura che battessero contro il balcone e lo danneggiassero.

Passavano anche mobili, portoni, manoscritti. E a una certa ora un fiume di nafta. Il puzzo era così forte da essere irrespirabile.

Dissi: ” Forse è il giudizio universale “.

E mi ripre­cipitai al telefono.

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Alfredo Melati, ortolano

La batosta è stata grande anche per me. Ho perso tutto quello che avevo in magazzino. Ma ho ancora la casa e questo vuol dire tanto. Quelli che hanno avuto l’acqua in casa, invece, disgraziati! Creda a me. A tutto c’è rimedio. Ma quando uno non ha più la casa… sarebbe meglio affogare. La terra era nera.

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Ines Daini di 88 anni

Dopo mezzogiorno siamo andate al piano superiore perché l’acqua saliva. Siamo state tutto il giorno alla finestra a vedere l’acqua crescere; mi ha fatto impressione la roba portata via dalla piena. Da quel giorno non sono più uscita. Sono caduta due volte per via del buio. Sa, ho ottantotto anni. I primi giorni ci hanno portato da mangiare da fuori. Dopo, è uscita la mia figliola. I primi a portarci la roba sono stati i nostri parenti. Ricordo i muri bagnati, il nuvolo del cielo in quei giorni tanto lunghi.

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Sergio Salvadori, operaio tessile

Quattro ore sul tetto della fabbrica. Mica avevo paura. Ridevo. E non pensavo nemmeno a mia mamma. In quei momenti si pensa solo alla buccia.

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Angelina Farruggia, via della Mattonaia

Il giorno dell’alluvione volevamo fare la spesa. L’acqua entrava nel piano di sotto dalla terrazza. Il ragazzino diceva:

“Non è niente, non è niente”.

Passavano libri e oggetti vari. A un tratto dei gridi: ” Aiuto! aiuto! affogo! “.

” Pierino, vai a vedere “, ho detto io. Pierino è il ragazzino, e insieme a un altro è andato a salvarla. Chi? La padrona di casa che abita al pianterreno. Ho passato la notte in bianco seduta in poltrona. Come piangeva il ragazzino. Ho perso tutto, tutto. La macchina era sparita dentro il fango. Povero figlio mio. L’aveva comprata un anno fa. Passavano con le barche. ” Aiuto! aiuto! “, dicevamo. Macché. ” Abbiamo una bambina di dieci mesi! “. Niente. E l’acqua saliva. E l’incendio della profumeria? Le fiamme alte.

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Remo Marnimi, via del Iasione 13

Ero sul lungarno Corsini all’una di notte di venerdì. C’era una piena impressionante, ma non si pensava che l’Arno desse di fuori. Sono andato in via Uguccione della Faggiola, dove ho un negozio, perché quando piove molto si allaga subito per via delle fogne. Invece era asciutto asciutto. Sono andato a letto tranquillo. Quando mi sono svegliato pioveva ancora, erano le dieci, sono sceso, e il primo amico che ho trovato mi ha detto: ” Reggimi il portafoglio che vado a nuoto a casa” .

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Mauro Poggiali, via Adriani 14

Davanti a noi, nella casa di fronte, quattro donne al primo piano hanno seguitato per un’ora a correre per le stanze e a battere la testa nel muro, sì, proprio a battere la testa nel muro. Le hanno salvate dal balcone, con una scala calata dal tetto.

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