Ines Daini di 88 anni

Dopo mezzogiorno siamo andate al piano superiore perché l’acqua saliva. Siamo state tutto il giorno alla finestra a vedere l’acqua crescere; mi ha fatto impressione la roba portata via dalla piena. Da quel giorno non sono più uscita. Sono caduta due volte per via del buio. Sa, ho ottantotto anni. I primi giorni ci hanno portato da mangiare da fuori. Dopo, è uscita la mia figliola. I primi a portarci la roba sono stati i nostri parenti. Ricordo i muri bagnati, il nuvolo del cielo in quei giorni tanto lunghi.

Angelina Farruggia, via della Mattonaia

Il giorno dell’alluvione volevamo fare la spesa. L’acqua entrava nel piano di sotto dalla terrazza. Il ragazzino diceva:

“Non è niente, non è niente”.

Passavano libri e oggetti vari. A un tratto dei gridi: ” Aiuto! aiuto! affogo! “.

” Pierino, vai a vedere “, ho detto io. Pierino è il ragazzino, e insieme a un altro è andato a salvarla. Chi? La padrona di casa che abita al pianterreno. Ho passato la notte in bianco seduta in poltrona. Come piangeva il ragazzino. Ho perso tutto, tutto. La macchina era sparita dentro il fango. Povero figlio mio. L’aveva comprata un anno fa. Passavano con le barche. ” Aiuto! aiuto! “, dicevamo. Macché. ” Abbiamo una bambina di dieci mesi! “. Niente. E l’acqua saliva. E l’incendio della profumeria? Le fiamme alte.

Remo Marnimi, via del Iasione 13

Ero sul lungarno Corsini all’una di notte di venerdì. C’era una piena impressionante, ma non si pensava che l’Arno desse di fuori. Sono andato in via Uguccione della Faggiola, dove ho un negozio, perché quando piove molto si allaga subito per via delle fogne. Invece era asciutto asciutto. Sono andato a letto tranquillo. Quando mi sono svegliato pioveva ancora, erano le dieci, sono sceso, e il primo amico che ho trovato mi ha detto: ” Reggimi il portafoglio che vado a nuoto a casa” .

Mauro Poggiali, via Adriani 14

Davanti a noi, nella casa di fronte, quattro donne al primo piano hanno seguitato per un’ora a correre per le stanze e a battere la testa nel muro, sì, proprio a battere la testa nel muro. Le hanno salvate dal balcone, con una scala calata dal tetto.

Bruna Caldelli, piazza Santa Croce

L’acqua m’è rimasta negli occhi. Ho avuto tanta forza da aiutare gli altri a non fargli sentire la mancanza di vita. E avevo il marito all’ospedale. Sono riuscita a non far disperare tutta quella gente che avevo in casa. Ora vanno in collasso piano piano. Ma quello che non dimenticherò mai è quando il portone della chiesa di Santa Croce si è aperto. È stato come se una mano avesse aperto l’uscio e qualcuno avesse detto all’acqua: “Entra”.

Gianni Guido, via Villamagna 76

Un uomo camminava sul tetto della casa davanti alla mia per salvare due vecchietti. Avanzava lentamente come un gatto. D’improvviso, un’esplosione: Partono i tegoli come razzi. Ho creduto che l’uomo fosse morto. Passato il fumo, l’ho visto attaccato a una trave, in bilico. Ripreso l’equilibrio è scappato subito indietro. I vecchietti li hanno salvati altri tre.